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Talk Show di Giorgio Meletti

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Quando i magistrati giocano alla guerra

A proposito di pace e guerra. Il 9 agosto scorso il Corriere della Sera ha pubblicato a pag. 15 un articolo dell'inviato in Afghanistan Lorenzo Cremonesi. Il generale della Folgore Marco Bertolini gli dice: "Siamo costretti ad operare come se stessimo dando la caccia alla camorra nel Casertano. E' un atteggiamento ipocrita". Militari non nominati rivelano a Cremonesi: "Ben 11 blindati Lince sono stati messi sotto sigillo in tempi diversi perché dovevano essere a disposizione della Procura di Roma. Come se fossero elementi di una normalissima inchiesta secondo le consuete procedure giudiziarie" I militari lamentano di non poter neppure prendere pezzi di ricambio dai Lince sotto sequestro.

Si presume che i Lince resteranno sotto sequestro fino a quando un magistrato romano, dal suo ufficio di Piazzale Clodio, non riuscirà a catturare e a processare i guerriglieri colpevoli di aver danneggiato i blindati. Grottesco? E' la conseguenza dell'ipocrisia della "missione di pace", certo, ma anche la cultura dei magistrati non aiuta. Quando fu rapita la giornalista Giuliana Sgrena a Baghdad, il magistrato competente, nel suo ufficio di Piazzale Clodio, manifestò il proposito di recarsi nella capitale irachena per un sopralluogo sul luogo del rapimento. La storia è finita come sappiamo, ma val la pena di ricordare che mentre Nicola Calipari trattava con i rapitori per liberare la donna c'era un magistrato italiano che dava (nominalmente) la caccia ai medesimi furfanti per portarli a Regina Coeli.

Lo stesso 9 agosto lo stesso Corriere della sera, a pag. 35, titolava: "Morto l'ultimo imputato, Cefalonia senza colpevoli". La Repubblica ha fatto lo stesso titolo: "La strage resta senza colpevoli". E' morto infatti Otmar Muhlhauser, che il 24 settembre 1943, sottotenente di 22 anni, comandò il plotone di esecuzione che fucilò 150 ufficiali italiani. Muhlhauser non ha mai negato, ha anzi sempre sostenuto di aver eseguito l'ordine di Hitler di trattare gli italiani come soldati tedeschi traditori. Per questa ragione era stato assolto da un tribunale tedesco.

Cefalonia non è Ustica. Si sa che i prigionieri italiani giustiziati dopo l'8 settembre (le stime arrivano a 10 mila) furono vittime di Hitler e del regime nazista. Il generale Hubert Lanz, capo dei reparti tedeschi che stroncarono la divisione Acqui, è stato condannato a 12 anni di carcere al processo di Norimberga, 60 anni fa. Mentre nel caso di Muhlhauser Marcella De Negri, figlia di una delle vittime di Cefalonia, ha protestato contro il procedimento "aperto in ritardo". Con ragione, certo: il processo a Muhlhauser era stato aperto nel maggio scorso, a 66 anni dai fatti, contro un imputato di 88 anni.

Si parla da anni di chiudere la pagina giudiziaria del terrorismo rosso e nero. Perché non chiudere la pagina dei processi a questi semicadaveri relitti del nazismo, su cui davvero non c'è più niente da capire? Sembra che la magistratura non abbia cognizione del tempo (66 anni!!) e dello spazio (Baghdad!!). Così un popolo sempre più incazzato (perché sa che se ti rapinano nessuno si occuperà di te, e se ti stuprano hai qualche possibilità solo a ridosso delle elezioni) si tassa per pagare magistrati che, dalla loro scrivania, rinviano a giudizio la Storia o discutono di come far pervenire in qualche grotta afghana l'avviso di garanzia al talebano ignoto.

Commenti

Concordo pienamente con la considerazione finale circa l'inutilità dei processi ai vecchietti ed aggiungo che nel caso di Cefalonia i Morti non furono affatto 10.000 e quelli fucilati dopo essere stati fatti prigionieri -quasi tutti Ufficiali tra cui il Padre di chi scrive- furonocirca 2/300 e non le migliaia e migliaia di cui si parla. Fare i processi spendendo soldi per fare contenti coloro che conducono la guerra al nazismo dopo 70 anni dai fatti è semplicemente ridicolo e dire che il processo fu 'aperto in ritardo' è un'affermazione di chi, non conoscendo niente del funzionamento dei Tribunali, parla solo per i motivi ideologici di cui sopra. avv. Massimo Filippini orfano del magg. Federico Filippini fucilato il 25/943 a Cefalonia