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Talk Show di Giorgio Meletti

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Il referendum sul nucleare tradito. Dai morti

di GIORGIO MELETTI

La legge che riapre la strada al nucleare – una scelta perlomeno discutibile – è stata accolta da alte grida di dolore per il tradimento della volontà popolare espressa con il referendum del 1987. E' un modo singolare di battersi oggi, anno domini 2009, contro l'idea delle centrali atomiche, fortemente sospettate di essere pericolose e antieconomiche. E' un modo molto italiano di vivere con la testa voltata all'indietro. Rispetto al quale sarà utile richiamare qualche scarna notizia fornita dall'Istat. Nel 1987 votarono contro il nucleare, al referendum, 20.984.110 elettori, tra cui il sottoscritto. In base alle statistiche demografiche è lecito supporre che nel frattempo, di quei 21 milioni, circa 6 milioni – tra questi non il sottoscritto, grazie a Dio – siano usciti dal corpo elettorale per entrare in una bara. Quindi di elettori antinuclearisti traditi dalla nuova legge del governo Berlusconi se ne aggirano per l'Italia non più di 15 milioni, tutti ultraquarantenni. Nel frattempo sono entrati a far parte del corpo elettorale circa 20 milioni di cittadini, e alcuni di loro nel 1987 non erano ancora nati. Quindi dei circa 50 milioni di elettori attuali, 15 milioni votarono contro il nucleare, 15 milioni votarono a favore o si astennero, 20 milioni (il gruppo di maggioranza relativa) non c'erano, e siccome il conto del nucleare, in positivo o in negativo, lo pagheranno loro, sarebbe forse opportuno sentire che cosa ne pensano. E' un tipico esempio di come i grandi temi della politica andrebbero affrontati con un approccio più moderno, lasciando stare la nostalgia di quando si era tutti più giovani e belli.  

Commenti

Comprendo le sue considerazioni, ma mi pare che dovrebbero essere estese a TUTTE le leggi modificate dai referendum, e lei per primo immagina quali potrebbero essere le difficoltà di applicazione. In realtà il problema è squisitamente politico: se si è convinti che oggi ci sia nel paese una maggioranza di pubblica opinione favorevole al ripristino del nucleare ( o di qualunque altra cosa abrogata per referendum), e la maggioranza parlamentare è coerente con essa, non vedo difficoltà nel riprendere in mano la questione, e tornare a legiferare in materia. Quanto allo specifico, secondo me mancano le condizioni economiche ed ambientali per un ritorno al nucleare, indipendentemente da quanto derivante dal referendum
Salve, sono un ragazzo di 24anni, volevo precisare una cosa che non tutti sanno, il referendum dell 8 Novembre 1987, NON chiedeva l'abrogazione del nucleare ma chiedeva 1- l'abolizione dell'intervento statale nel caso in cui un Comune non avesse concesso un sito per l'apertura di una centrale nucleare nel suo territorio. I sì vinsero con l'80,6%; 2- l'abrogazione dei contributi statali per gli enti locali per la presenza sui loro territori di centrali nucleari. I sì s'imposero con il 79,7%; 3- l'abrogazione della possibilità per l'Enel di partecipare all'estero alla costruzione di centrali nucleari. I sì ottennero il 71,9%. Che l'Italia in quel periodo non voleva il nucleare è possibile, ma il referendum non chiedeva questo. Sono assolutamente contro il nucleare, ma davanti a questa mal'informazione che gira anche in noi giovani, resto sconcertato.
Massimiliano, se la cosa può tranquillizzarti, sul punto non c'è nessuna mala informazione in giro. Come sanno tutti coloro che per quel referendum hanno votato, i quesiti abrogavano norme particolari, ma il senso politico del referendum era super chiaro. E' vero che oggi un marziano, o un giovane, che legga i verbali del Viminale ha addirittura difficoltà a capire perché si facessero referendum su dettagli così astruzi. In realtà si votava l'uno per il tutto. I referendum del 1987 sono stati pro o contro il nucleare, nessuno ha mai avuto dubbi in proposito, ha vinto il sì largamente (cioè il no) e subito dopo il governo Goriaprima e il governo De Mita poi, obbedendo all'indicazione dell'elettorato, adottarono i provvedimenti necessari a interrompere il funzionamento delle centrali esistenti e l'interruzione della costruzione di quelle nuove. Del resto, che gli italiani all'indomani dello spavento (giustificato o indotto che fosse) chiamato Chernobil fossero compattamente contrari al nucleare non è solo possibile, è storicamente certo, indipendentemente dal referendum.
Lo dico sinceramente, ho il sospetto che sotto ci sia altro. Per un discorso ampio, come in tutte le cose, si discute degli aspetti positivi e quelli negativi che possono derivare, in questo caso dal nucleare. Se ci soffermiamo un pochino sugli aspetti negativi sembrerebbe lampante non porsi nemmeno il problema se farlo o meno! Solo con 3 elementi mi fermerei : 1- Non è stato trovato un sistema sicuro per smaltire le scorie radioattive 2- Costa tantissimo ( gestione strutture/costruzione, smaltimenti, materie prime) 3- Investire ( vedi punto 2) in una tecnologia che si basa Uranio che stime autorevoli danno in esaurimento entro 50 anni . Ovviamente nell'ultima decade di questi 50 anni possiamo solo immaginare a che prezzi potrà arrivare...