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Talk Show di Giorgio Meletti

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Sorpresa! C’è S. Paolo nella tomba di S. Paolo

di GIORGIO MELETTI

Scherza con i fanti ma lascia stare i santi, dice il proverbio. Quindi è vietato ridere, perché la questione è molto seria, e ci insegna molto su come il "senso comune giornalistico" mette in circolo notizie poco resistenti all'analisi logica.

Domenica 28 giugno il Papa ha annunciato con "profonda emozione" il ritrovamento del corpo di San Paolo. Titolo in prima pagina della Repubblica: "Il Papa annuncia: trovato il corpo di San Paolo". Spiega il quotidiano: "I resti sono là dove li voleva la tradizione: nel sarcofago sotto l'altare maggiore nella basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma". Cioè nella tomba di San Paolo, attorno alla quale è stata costruita, com'è d'uso nella tradizione cattolica, la basilica. E' lecito chiedersi: perché nella tomba di San Paolo non dovrebbero esserci i resti di San Paolo? E' perché, dopo aver praticato un foro nel sarcofago, avervi introdotto una sonda, aver estratto minuscoli frammenti ossei, averli analizzati con il carbonio 14, e aver accertato che risalgono – come il titolare putativo dei frammenti stessi – al I secolo dopo Cristo, si parla su un giornale pur laico come la Repubblica di "eccezionale scoperta"?. 

Evidentemente il dubbio di Joseph Ratzinger, che ha voluto l'ispezione, doveva essere che alla "unanime e incontrastata tradizione" non corrispondesse alcunché di vero. Cosa che può apparire di grande o piccolo rilievo a seconda dei punti di vista, ma ha dato luogo a una manipolazione dell'informazione, subita con naturalezza, come se ai religiosi fosse consentito mentire in ossequio a una ragione superiore. 

Pochi giorni prima dell'annuncio solenne di Ratzinger, infatti, il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, arciprete di San Paolo fuori le mura, ha negato che fossero in corso analisi sull'interno del sarcofago, aggiungendo che la cosa era tecnicamente impossibile. Dopo l'annuncio del Papa, lo stesso cardinale ha detto trionfale: "Lo sapevamo da un anno e mezzo (…) ma non lo abbiamo detto prima perché era un annuncio che spettava fare solo al Santo Padre". Non solo. Ha spiegato l'arciprete che gli scienziati incaricati delle analisi sui frammenti ossei non sapevano di che reperti si trattasse, come se questo li lasciasse liberi da condizionamenti. Ma è evidente che così facendo, tra un "segreto pontificio" e l'altro, il Papa si è garantito di sapere solo lui l'eventuale notizia che la tomba di San Paolo contenesse i resti di qualcun altro.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma che cosa sarebbe accaduto se le sofisticate analisi ordinate da Ratzinger avessero dato esito negativo? E poi, se da duemila anni c'è chi va a pregare sulla tomba di San Paolo, non è singolare che il Papa annunci – dopo duemila anni – che lì San Paolo c'è davvero?

Queste ed altre domande bisognerebbe fare al Papa e ai suoi colleghi cardinali, ma nessuno le fa, perché il senso comune giornalistico ha interiorizzato l'idea che i religiosi possono dire ciò che vogliono, esentati dalla critica e anche dalla richiesta di spiegazioni. Ditegli sempre di sì.

Commenti

Mah, oltre all'analisi del C14 hanno chiesto anche i documenti ai pezzetti di ossa che ci sono nel sarcofago ? Non considerando che ogni analisi ha un suo range d'errore, che per quell'età è più o meno 100 anni, quindi, potrebbe anche essere della fine del secondo secolo... che vita lunga 'sto San Paolo.